Archivio dell'autore: Charlie Poole

Viaggio di lavoro o… ?

Una mia amica mi ha invitato a tenere una conferenza al congresso OOP
2014, a Monaco in Germania. Questo congresso tratta dello sviluppo di
software. È principalmente un congresso in lingua tedesca, ma ci sono
anche conferenze anglofone, e la mia sarà così.

Gli organizzatori avevano chiesto che le diapositive venissero consegnate
la settimana scorsa, e ci laboravo quasi tutta la settimana. Era un
tormento per me, perché normalmente aspetto l’ultimo attimo per
completare qualsiasi cosa. Communque, penso che in questo caso, a causa
di altri aspetti del viaggio che spiegherò, la richiesta mi abbia fatto
bene.

All’inizio, avevo pensato di viaggiare a Monaco da solo. Certe volte,
mia moglie mi accompagna in viaggi di lavoro ma, per
quest’occasione, non le interessava stare in Baviera in inverno.

Tuttavia, in un certo momento, mi sono deciso di passare alcuni giorni
a Parigi prima del congresso e da allora tutto è cambiato.

Mi ricordo il momento esatto: avevo commentato incidentalmente a
Phyllis: «Purtroppo, starò a Parigi il giorno del tuo compleanno. Ma
possiamo…»

Non sono riuscito a finire. In un attimo mia moglie non solo si è
decisa di accompagnarmi ma ha anche scelto il ristorante parigino dove
festiggiamo il suo compleanno!

Normalmente deliberante, in quest’occasione Phyllis si è mostrata
donna d’azione e decisa!

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A slide is a slide is a slide?

Cercando l’italiano per il sustantivo inglese “slide” ho trovato che ci sono diverse significazione a cui non pensavo. Per esempio,

  • Devo preparare le  diapositive per una presentazione.*
  • Il tecnico guardava il vetrino sotto il microscopio.
  • Una valanga aveva fermato la strada.
  • Il ballerino a fatto una bella scivolata.
  • Il trombonista cambia nota per mezzo della coulisse del trombone.
  • I bambini si divertivano giocando sul scivolo alto.

Un sacco di parole!

*È questa che cercavo.

Una Barca per le Fate

Tre barche, fatte di gusci di noce, navigano a vele spiegate nel lavello

Tre barche, fatte di gusci di noce, navigano a vele spiegate nel lavello

A Natale, mia nipote ed io abbiamo fatto un gioco nuovo per lei ma non per me: la costruzione di barche a vela fatte di gusci di noce.

Da ragazzo, avevo fatto la cosa, e pensavo di sapere ancora come farla. Abbiamo avuto qualche difficoltà, ma finalmente ci siamo riusciti. Mi sembra che, da ragazzo, avevo più di pazienza!

Se vuoi provare, la barca si fa così:

1. Per lo scafo della barca, apri una noce senza rompere il guscio – o almeno conservando la metà.

2. Togli tutto l’interno della noce, per avere posti per i passeggeri! Metti da parte o mangia le parti comestibili, come preferisci.

3. L’albero della barca è fabbricato da uno stuzzicadenti, tagliato alla lunghezza voluta. Se vuoi un boma, un bompresso o un picco per la vela aurica, si possono fabbricare di altri stuzzicadenti. Consiglio però che cominci in modo semplice.

4. Le vele si fabbricano di carta, preferibilmente un po’ spessa, di modo che si sostengano da sole e aiutino a sostenere l’albero.

5. Per stringere l’albero allo scafo, ci sono diverse tecniche, che si possono usare in diverse combinazioni…

  • Usare la colla.
  • Forare un buco piccino nel guscio, di taglio che stringa la base dell’albero saldamente.
  • Fabbricare uno o due pezzi di stuzzicadenti traversando l’interno dello scafo per sostenere l’albero.
  • Legare i pezzi di stuzzicadenti con nodi di filo sottile.

Questa attività faceva piacere alla nipote, e anche a suo papà, mio figlio di 36 anni. Provi da solo o con la famiglia.

Buon viaggio!

Imparare per le canzoni

La settimana scorsa, ho ricevuto due CD che avevo ordinato via internet: Nel blu dipinto di blu di Domenico Modugno e Titanic di Francesco di Gregori. Ho passato delle belle ore a ascoltarli ed a imparare i testi.

Trovo il canto indispensabile per imparare una lingua straniera, ma sopratutto l’italiano, il quale fa una bella musica anche nel parlare quotidiano. Ascoltando una canzone, si utilizzano diverse parti del cervello che non vengono utilizzate normalmente. E se si canta la canzone, ancora migliore!

Abbiamo tutti avuto l’esperienza di quel brano di canzone persistente che non riusciamo a sfrattare dal cervello. Nello stesso modo, la musica può dare aiuto per ricordare le forme della lingua che non vogliamo dimenticare.

Inoltre, sappiamo tutti che bisogna fare molta molta ripetizione per imparare una lingua e tanta ripetizione può essere brutta! Cantando o ascoltando la musica però, la ripetizione diviene naturale, anche piacevole. Divertendosi, si impara.

A chi vorrebbe imparare l’italiano, consiglio la canzone.

Autodescrizione

Il compito di classe: descriversi brevemente utilizzando aggettivi. Invece di una descrizione fisica, ho scelto di scrivere delle mie caratteristiche personali, in quanto che ne sono conscio per lo meno.

Né bello sono né brutto
ma misto, un po’ di tutto.

In qualche aspetto dotato,
ma in molti imbranato.

Normalmente socievole,
di quando in quando sgradevole.

Mi trovo però contento
e con volere intento
di vivere piacevole
in questo mondo benevole.

Perché questo blog?

Ciao! Sono Charlie. Da 3 o 4 anni, studio l’italiano. Cioè, passo 2 o 3 settimane l’anno a Lucca, seguendo uno corso intensivo e participo, durante l’anno, in uno gruppo di conversazione a Poulsbo, piccolo paese nel nord-ovest degli Stati Uniti dove abito. A parte questi corsi, i miei studii sono stati principalmente autodidattici e penso che continuino così.

Di quando in quando, ho scritto qualche frase in italiano, o per l’insegnante o per me stesso. Nel futuro, penso publiccare i miei scarabocchi qui. Invito tutto commento che mi aiuti e chiedo la vostra pazienza per gli errori che faccio.

Di più, sarò molto contento se altri studenti della lingua italiana trovino qui qualcosa utile.